Vino, olio e fichi

Strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi

Strada del Vino Carmignano e sapori tipici PratesiForse già gli Etruschi apprezzavano il vino di Carmignano: alcune tombe di nostri progenitori vissuti in questa zona hanno restituito recipienti per il vino. Inoltre, esistono documenti latini che parlano di Carminius, territorio coltivato a vite, posto fra l’Arno e l’Ombrone. Tanti secoli sono passati, ma il vino è buono come allora. Anzi, con la tecnica e la sapienza accumulate nel tempo, è diventato uno dei migliori d’Italia. Ce lo assicura Alessandro Cocci, presidente della Strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi. La Strada attraversa un territorio non esteso, ma vario: dai monti dell’Appennino tosco-emiliano, agli scenografici colli a sud; in mezzo, un tratto del Valdarno inferiore su cui sorge Prato.

Il vino pregiato della Strada è il Carmignano Docg, prodotto nei vigneti di Carmignano e Poggio a Caiano. Curiosamente, però, a parte nel comprensorio Firenze-Prato-Pistoia, “questo vino, più che in Italia, ha successo all’estero”. Per esempio, i paesi del Bric (Brasile, Russia, India e Cina), con le loro grandi capacità di crescita e con il loro alto Pil, possono permettersi le raffinatezze del “saper vivere” occidentale, ricercate anche fra i vini: tra questi, il Carmignano Docg. Molto interessante è pure il Barco Reale, sorta di “Carmignano giovane”. Non è un novello; anzi, è un vino abbastanza strutturato, fra i 12,5-13 gradi. Più “beverino” del Carmignano, è anche più rotondo e con profumi di frutta giovane (matura nel Carmignano). In genere “non conosce passaggi in botti di legno”, come il fratello maggiore che vi trascorre alcuni anni (qualche azienda lo invecchia addirittura in barrique, botti di rovere, che conferisce al vino profumi particolari).

Non solo vino
In questa zona, degno dirimpettaio del vino è l’olio (l’olivo è coltivato dappertutto, tranne che in pianura). È prodotto solo olio extravergine d’oliva, la cui eccellenza è determinata da un insieme di fattori: il territorio, essendo collinare e a tratti anche scosceso, è quasi libero dalla mosca olearia. Il terreno, argilloso, galestroso (il galestro è un tipo di roccia, friabile e molto permeabile) e soprattutto sassoso, è privo di ristagni d’acqua. È facile immaginare come le olive siano sane. Se aggiungiamo che le aziende cercano di frangerle entro tre giorni dalla raccolta (quelle più organizzate lo fanno quotidianamente), è chiaro che nasce un olio di gran qualità. Da provare crudo sul pane della zona: la Bozza di Prato.
Questo è un altro dei numerosi prodotti tipici della Strada di cui proviamo a fare un elenco sommario, chiedendo scusa se facciamo torto a qualcuno: la carne di mucca Calvana (dal sapore unico, è autoctona dell’omonimo sistema collinare a nord del capoluogo), la mortadella di Prato, le gelatine di vino, la mantovana, gli amaretti di Carmignano, gli zuccherini di Vernio, i sassi della Calvana e i cantuccini che “sono come le ciliegie: uno tira l’altro”.

Due parole a parte sui fichi secchi di Carmignano, uno dei presidi Slow Food (che tutelano le piccole produzioni di qualità, a rischio di estinzione, realizzate con antiche pratiche tradizionali). Secondo il disciplinare, si usano solo fichi dottati, dolci e pastosi, raccolti a partire dalla metà di agosto. Aperti per il lungo e stesi su stuoie di cannucci, vengono sottoposti all’azione di vapori di zolfo: questo elimina la flora batterica, conferendo al fico il tipico color bianco e la capacità di conservarsi a lungo. Successivamente sono esposti al sole pieno per un’essiccazione di 4-5 giorni, completata in appositi contenitori. Aperti, “grumati” e sovrapposti a coppie, formano le tipiche “picce”, insaporite da semi di anice. Facili da conservare a lungo, nutrienti e di alto valore energetico, hanno costituito un ingrediente fondamentale nella frugale dieta di generazioni di contadini.

Il mercato di un tempo
Celebrazione dei prodotti tipici della Strada è “Dicembre con gusto”. Curata da Pro loco e Comune, è l’erede dell’antica Fiera di Carmignano, dove si mercanteggiavano bestiame e frutti dei campi. Ma era anche il momento in cui persino i contadini e i mezzadri più poveri si potevano sbizzarrire in acquisti quasi “voluttuari”: un paio di pantaloni, un ombrello, una frusta per il cavallo, una giacchetta oppure la superiride per tingere i vestiti, con l’illusione che tornassero nuovi. Bambini e ragazzi sgranavano gli occhi davanti a giocattoli e dolcetti; e magari qualcuno se li comprava anche.
Questo secolare mercato aveva perso verve, ma l’ha ripresa con la rinascita delle campagne e di numerose aziende agricole. «La fiera piace – dice Cocci -, ha séguito e i prodotti vendono. Il visitatore fruisce della filiera corta, una delle cui caratteristiche è il rapporto diretto fra l’azienda e il cliente che può chiedere qualsiasi informazione sul prodotto in vendita».

Carmignano e Prato
In giro per ville e musei
Valgono un’accurata gita fuori porta non solo monumenti celebrati come il castello dell’Imperatore e il duomo di Prato o le ville medicee di Artimino e Poggio a Caiano (con il Museo Ardengo Soffici), ma anche luoghi meno conosciuti: la natura la fa da padrona nel parco dell’Acquerino, con scorci di particolare bellezza. Gli Etruschi hanno lasciato il segno a Comeana, dov’è la grande tomba a tumulo di Montefortini, e a Pietramarina. Nei pressi di quest’area archeologica, la medievale abbazia di San Giusto si nasconde nel bosco.

A Carmignano, la chiesa di San Michele custodisce un capolavoro del Manierismo, la Visitazione del Pontormo; nella piazza del paese, presso la Pro loco, il simpatico Museo della Vite e del Vino illustra con immediatezza la storia della mezzadria, dando uno spaccato dei decenni a cavallo fra otto e novecento.
Chi ama l’arte contemporanea, dispone, fra l’altro, del già citato Museo Ardengo Soffici, del Museo Pecci di Prato e del parco-museo Quinto Martini che Seano (frazione di Carmignano) ha dedicato al suo famoso figlio: 36 sculture in bronzo, da lui realizzate fra il 1931 e il 1988, sono esposte all’aperto, in un gran prato incorniciato dalle colline care all’artista.

L’intervistato è Alessandro Cocci, presidente della Strada dei vini di Carmignano e dei sapori tipici pratesi.

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop

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