Il paese della castagna

STRADA DEL MARRONE DEL MUGELLO DI MARRADI

STRADA DEL MARRONE DEL MUGELLO DI MARRADI

Nell’alto Mugello, la cosiddetta Romagna Toscana, si raccoglie una delle gemme alimentari della nostra regione: il Marrone del Mugello di Marradi Igp. È promosso dall’omonima Strada, presieduta da Rita Neri, romagnola innamorata dei castagneti di questi monti.

Riconosciuta dalla Regione Toscana nel 2007, la Strada è stata fondata dal Comune di Marradi, da alcuni imprenditori agricoli e da un laboratorio di trasformazione. Oggi i soci sono una cinquantina, a rappresentare il mondo del marrone: oltre ai fondatori, mobilifici, strutture ricettive, Provincia, Camera di commercio e un birrificio (ci si fa anche la birra, con questo frutto). «Accogliamo chi vuol darsi da fare, ora più che mai; le risorse sono poche, e non c’importa accrescere il numero dei soci per far numero».

STRADA DEL MARRONE DEL MUGELLO DI MARRADIDopo lo spopolamento del secondo dopoguerra, dagli anni ’90 l’alto Mugello è rinato, anche perché il marrone è diventato un frutto pregiato. «I castagneti più facili, quelli vicini alle strade, sono stati ripuliti e riordinati, ma quelli al di sopra di una certa quota o nei luoghi più impervi sono persi. C’è tanto lavoro in un castagneto, e molto manuale: è difficile usare le macchine, perché i nostri terreni sono ripidi». Alla “normale” fatica, da qualche tempo si sono aggiunti i danni arrecati dalla “vespa cinese”

In tanti modi

C’è poco da dire: qua il marrone è il leader assoluto. Ci si fa un po’ di tutto, con questo frutto pastoso, che si sfarina in bocca, colmandola di un sapore delicato, di nocciola o vaniglia: a parte le sempiterne caldarroste e ballotte, ecco la torta di marroni, tipica di Marradi, e poi biscotti, marrons glacés, creme, birre, farine per i dolci o per la pasta, «mescolando farina di grano e di castagna (la seconda da sola non lega); per esempio le tagliatelle, accompagnate da pancetta e lardo, sono una meraviglia». C’è chi dà spazio all’inventiva: un caseificio riveste con foglie di castagno il formaggio che acquista colori e sapori particolari.

Eremi e alberi sacri

Lungo la Strada, che si arrampica fra i monti, si trovano esempi di architettura “minore”: abbazie ed eremi, tracce di una secolare spiritualità come l’eremo di Gamogna (1053) e l’abbazia della Valle (1057), fondate da San Pier Damiani. Ben conservata e restaurata, la Badia del Borgo.

STRADA DEL MARRONE DEL MUGELLO DI MARRADI

Marradi è ricca anche di segni di antichi fermenti culturali: il teatro degli Animosi, del 1792, in miniatura, ma con palchi e platea; il seicentesco palazzo Torriani (visitabile su prenotazione) con la sala da ballo e gli stucchi dorati, opere di Galileo Chini e un affresco attribuito a Silvestro Lega. La tipologia delle case è raffinata, ricorda i palazzi urbani, mentre altri paesi della zona hanno edifici più rustici. Singolare il “geometrico” castagneto di Pigara, a Crespino, impiantato dai monaci nel 1670. Esistono poi monumenti naturali, come la quercia di Trebbana: i rami hanno il diametro di una pianta adulta. C’è anche un albero sacro al popolo, che vi ha attaccato targhette, ex voto, preghiere.

Dino Campana, il poeta trekker

Una vecchia scuola è sede del Centro studi e documentazione sul castagno (diretto dal georgofilo professor Elvio Bellini), dell’Archivio storico e del Centro studi campaniani “Enrico Consolini”, dedicato a Dino Campana. Questo “poeta errante”, «vero e proprio trekker, ha vissuto i nostri monti, descrivendoli in modo forte e rude. Marradi lo sente vicino». Il Centro organizza escursioni culturali a lui dedicate: porta gli studenti nei “luoghi campaniani”, dove si legge la poesia pertinente. È un artista ostico, ma “sul luogo” lo si capisce subito.

Rita Neri

I meno avventurosi godranno di “Luoghi e percorsi campaniani” (insignito del “Premio meraviglia italiana”): brani del poeta stampati su leggii, qua e là per il paese, illustrano case, angoli, scorci a lui cari.

L’intervistato: Rita Neri, presidente della Strada del Marrone del Mugello di Marradi

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop.

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