La terra del Gallo nero

Il territorio del Chianti Classico

strada del vino chianti classicoLa Strada del Vino e dell’Olio Chianti Classico attraversa una delle zone enoiche più celebri al mondo, sia per la bontà dei suoi vini che per la bellezza del paesaggio.
Nata nel dicembre 2008, è una delle Strade più giovani, nonostante i confini della “regione” Chianti Classico siano definiti sin dal 1716, per opera di Cosimo III dei Medici. Questo e molto altro ci illustra Silvia Fiorentini, membro del Consiglio d’amministrazione della Strada del Vino e dell’Olio Chianti Classico.
La Strada è stata creata dal Consiglio del Consorzio Vino e da quello dell’Olio Chianti Classico, dalla Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico e dai 9 Comuni della zona: Barberino Val d’Elsa, Castellina in Chianti, Castelnuovo Berardenga, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Poggibonsi, Radda in Chianti, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa. Oggi i soci sono più di 50, fra enti, aziende vinicole, oleicole, ristoranti, alberghi ecc.

Finalmente in pace
È un territorio collinare che si estende su circa 70.000 ettari in modo abbastanza omogeneo, nonostante alcune zone più antropizzate si alternino ad altre rimaste intatte. Diviso fra le Province di Firenze e Siena, è stato a lungo conteso fra le due città, storiche rivali. I 9 Comuni del Chianti oggi vivono in pace e collaborano per il benessere e la valorizzazione di questa campagna. Li unisce il gallo nero, «simbolo forte, che lega un vino e un territorio; è uno dei marchi più celebri al mondo».

strada del vino chianti classico

La formula del barone
Il vino, il Chianti Classico. Conosciuto da secoli, trovò nel barone Bettino Ricasoli (tipico esponente della nobiltà toscana, lavoratrice e imprenditrice) l’inventore della formula ideale di produzione: un blend (miscela) di uve rosse e bianche per vini di pronta beva (facili, di tutto pasto) e un blend di sole uve rosse per vini destinati all’invecchiamento; il barone fu lungimirante.
Da allora qualcosa è cambiato. È diversa la formula: la percentuale di uva bianca è andata progressivamente diminuendo, fino a scomparire del tutto dal 2006 (ultimo anno in cui fu ammessa); ora il Chianti Classico è prodotto solo con uve rosse: 80% (come minimo) di Sangiovese, il vitigno tipico della zona, e il restante 20% di vitigni autoctoni (colorino, canaiolo, malvasia nera ecc.) oppure internazionali, come il Cabernet-Sauvignon.
È cambiato anche il modo di concepire il vino: prima era un alimento vero e proprio, da consumare tutti i giorni, perché doveva riscaldare, fornire calorie, energia. «Oggi beviamo il vino semplicemente perché ci piace»; (com’è noto, fa anche bene alla salute, ma non dobbiamo eccedere).
Oltre al Chianti Classico, si creano altri vini, quali il Vin Santo Dop del Chianti Classico (in due varianti: il Vin Santo Classico e l’occhio di Pernice) e vini Igt, soprattutto rossi; questi, svincolati da disciplinari, sono prodotti con la massima libertà: anche 100% di un unico vitigno.

strada del vino chianti classico

Non di solo vino
L’altra grande eccellenza del territorio è l’olio Dop Chianti Classico: extravergine dal sapore fruttato, con sentori di carciofo crudo ed erba fresca, gradevolmente piccante in gola.
E poi la carne chianina, tenera e saporita, i prelibati salumi di cinta senese (“storico” porco immortalato in numerosi dipinti e affreschi), i formaggi pecorini, sapientemente realizzati. Infine produzioni particolari, quali lo zafferano (soprattutto nel territorio di Greve), la lavanda e l’iris, coltivati per estrarne essenze per profumi.

Arte e saggezza
Nel Chianti «c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire»; basterebbe visitare le centinaia di aziende vinicole: «sono un patrimonio immenso, e anche sconosciuto», con i loro castelli e le ville, magari inaspettatamente affrescati, con i loro giardini, all’italiana o “romantici”. Preziosi borghi come San Gusmè, Fonterutoli, Montefioralle; gioielli come la Pieve di San Leolino a Panzano o quella di San Donato in Poggio; piccoli, succosi musei, quali l’Antiquarium di Castellina (con i reperti etruschi trovati nella zona), il Museo Vicariale d’Arte Sacra a San Casciano e il Museo di Arte Sacra di San Francesco a Greve. 
Quindi l’arte contemporanea; la troviamo un po’ dappertutto, per fortuna: «è un significativo trait d’union con il passato In particolare, grazie all’investimento di aziende private, sono nate strutture come il Castello di Ama; qui, ogni anno, per creare un’installazione viene un importante artista, come per esempio Michelangelo Pistoletto, Daniel Buren e Anish Kapoor».
Concludiamo con le case coloniche, parte integrante del paesaggio chiantigiano. E pensare che chi le ha costruite non sapeva niente di Frank Lloyd Wright; si dice che l’architetto americano abbia pianto di commozione (e forse anche di rabbia) scoprendo che l’antica saggezza di contadini analfabeti aveva anticipato di qualche secolo le sue teorie dell’”architettura organica” e la sua Casa sulla cascata.

Chianti: Al canto del gallo
Siena e Firenze si combattevano per il dominio sul Chianti. Decisero di risolvere la silvia fiorentiniquestione pacificamente: al canto del gallo, avrebbero fatto partire un cavaliere per ciascuna su un percorso stabilito. Dove i due cavalieri si sarebbero incontrati, lì sarebbe stato il confine fra le città.
I senesi affidarono la propria fortuna a un gallo bianco, bello, pasciuto e forte, simbolo della loro opulenza; i fiorentini, in questa circostanza, furono più furbi: scelsero un galletto nero, magro e patito; lo tennero a digiuno per diversi giorni, al buio. La notte precedente la partenza, appena tolto dalla gabbia, il gallo nero, esasperato dalla fame, cominciò a cantare ben prima dell’alba. Così il cavaliere gigliato partì d’anticipo su quello senese, incontrandolo a Fonterutoli, a pochi chilometri da Siena. La maggior parte del Chianti fu fiorentina, e il suo simbolo divenne il macilento animale.

L’intervistata (nella foto in alto a destra): Silvia Fiorentini, membro del CdA della Strada del Vino e dell’Olio Chianti Classico

Strada del Vino e dell’Olio Chianti Classico
Via Sangallo 41, Loc. Sambuca, Tavarnelle Val di Pesa
0558228522/25 - strada@chianticlassico.com

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop

Pubblicato in Olio, Sapori, Vino | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Degustare l’Olio

Assaggiare l’olio toscano a bicchiere: possibile?

L’assaggio dell’olio è sicuramente meno scontato di quanto non sia quello del vino. Anche in Italia, e a maggior ragione in Toscana, dove pur siamo abituati a cucinare e condire con olio d’oliva, nessuno, o solo alcuni, lo hanno effettivamente assaggiato da solo. La ragione di ciò non la conosco e non oso rispondere per gli altri, ma la mia idea è che di solito gli oli di oliva che vengono  acquistati e utilizzati non sono affatto buoni, e così assaggiarli suona più come una punizione anziché un piacere.

olio toscano

E pensare che in Toscana si producono oli che nel mondo, sia dal punto di vista chimico che organolettico, non hanno rivali.
Effettivamente, assaggiare un olio cattivo è come bere del latte avariato … impossibile! Ciò giustificherebbe completamente l’atteggiamento che porta alla diffidenza verso l’assaggio.

Vorrei unirmi a voi e simbolicamente guidarvi in questo viaggio attraverso la degustazione dell’olio toscano, IGP o di una delle straordinarie DOP che insistono sul nostro territorio regionale. Infatti in Toscana, oltre all’IGP Toscano, abbiamo 4 DOP, a testimoniare l’alto livello qualitativo della nostra produzione : Chianti Classico, Terre di Siena, Lucca e Seggiano. L’assaggio dell’olio d’oliva è, da un certo punto di vista, molto facile. Tanto per condividere un esperienza che ho avuto nelle scuole, i bambini sono generalmente molto bravi in questo, dato che hanno una mente totalmente libera e sono quindi perfettamente in grado di valutare se i sapori che sentono in bocca sono freschi o avariati (fermentati o ossidati), e se sono naturali o se invece ricordano prodotti chimici. Questo è spesso sufficiente.

2Lesame-olfattivoPrepariamo un foglio bianco, un bicchierino trasparente…e ovviamente una bottiglia di olio certificato DOP o IGP della nostra regione. Aperta la bottiglia e, versato un po’ nel bicchierino, passiamo al primo impatto, quello visivo. Sotto la luce, contro il foglio bianco, osservate il colore dell’olio.
Vorrei far presente che il colore dell’olio non è un elemento profondamente indicativo. Anzi. L’olio extravergine d’oliva può essere di colore verde o giallo, a seconda di molti parametri, trai quali le varietà, la maturazione, l’annata. E ‘importante che l’olio non sia trasparente di sicuro. Il colore dell’olio di oliva è dovuto agli antociani, sostanze che non portano alcun sapore con

se stessi. Quindi è possibile avere un olio verdissimo con un pessimo gusto, o un olio completamente giallo che può essere il miglior olio d’oliva del mondo. Con il progredire della stagione comunque, solitamente, l’olio sarà più dorato, perdendo il suo elemento verde. Questo non è un problema, non implica un danno della qualità dell’olio d’oliva. Per dare un consiglio all’acquisto, dimenticate il colore come parametro utile all’apprezzamento delle qualità di un olio.

Bene, dopo l’esame visivo passiamo alla preparazione del campione per l’assaggio vero e propio. Aumentate la tempertura dell’olio tenendo il bcchiere sul palmo della mano, con l’accortezza di ponete l’altra mano sopra il bicchiere, a “chiuderlo”, così da concentrare i profumi all’interno.
olioAppena sentite che il bicchiere ha raggiunto la vostra temperatura corporea, avvicinate il bicchiere al naso e preparatevi a godere i profumi dell’olio. Ovviamente immagino che abbiate seguito il mio consiglio e abbiate scelto un prodotto certificato, altrimenti, a questo livello, potreste incontrare sgradite sorprese. Gli oli di qualità della nostra regione solitamente hanno profumi freschi, “verdi” se mi consentite la sinestesia, richiamano alla mente carciofo, erba verde, a volte, come spesso oli 2012, oliva matura. Quando faccio assaggi guidati mi fa piacere quando vedo le persone, dopo aver sentito i profumi al naso, deglutire, perché è una reazione automatica del cervello che dice: è buono, ci fa bene!
Purtroppo a volte si rilevano difetti gravi dell’olio in questa fase. Molti oli in commercio purtroppo al naso ricordano la vernice, muffa o formaggio fermentato. L’olio è estratto dalle olive così com’è: quindi ogni profumo non direttamente conducibile al mondo vegetale fresco è solitamente da considerarsi difetto.

Se avessimo notato qualche problema al naso, di sicuro non avremmo portato l’olio alla bocca. Ma il nostro olio certificato sarà sicuramente un piacere per la bocca, come aveva promesso al naso!

Quindi, portiamo il bicchiere alla bocca e “carichiamo” una piccola quantità di olio nella parte frontale della bocca, contro il palato. Poi, la parte ‘non elegante’, chiamata tecnicamente “strippaggio”. È necessario creare un’emulsione tra aria, saliva e olio. Si fa facendo filtrare aria attraverso i denti serrati attraverso l’olio mantenuto dalla lingua contro il palato. Una volta realizzata questa emulsione, si lascia diffondere lentamente l’olio in bocca. Ognuno poi adatta questo procedimento a se stesso dopo qualche esperienza.

538700_505616359468509_88790239_nGli oli della Toscana solitamente sono ricchi di componenti organolettiche, ma non si mostreranno tutte insieme. Personalmente amo quando sento quasi come una danza dell’ olio in bocca, lenta e suadente: essa racconta la storia delle olive che lo hanno prodotto, del territorio, delle stagioni che si sono succedute. Così solitamente le prime sensazioni, in punta di lingua, sono di mandorla fresca, o rimandano alle foglie bianche interne morbide di carciofo (foglie del centro). Successivamente il carciofo diventare più vegetale, come la parte superiore delle foglie interne, piacevolmente amaro, oppure possono mostrarsi note tipicamente erbacee. Si può ingoiare, lentamente, e sarà lui a rivelare un comportamento pungente, a seconda delle varietà. Più raro è percepire note di pomodoro, foglia o frutto, più tipiche di varietà non toscane. Quando non lo avrete più in bocca comunque percepirete una sensazione di “pulizia” e “freschezza” in bocca e una leggera astringenza nei lati della bocca, vicino alle guance.
L’evoluzione aromatica dell’olio in bocca dura minuti, estremamente più lunga, diversificata e complessa rispetto a quanto non avvenga nel vino. Questo perchè l’olio è composto per circa il 98% di acidi grassi (di origine vegetale, con bassissimi livelli di perossidi nella nostra regione solitamente, specialmente nelle zone lontane dal mare) e dal restante 2% di polifenoli, complessi vitaminici e tocoferoli. Non c’è l’effetto “pulente” dell’alcol presente invece nel vino.

Una danza piacevole, lunga, data da solo poche goccie di un eccellente olio d’oliva.

262261_505232902840188_1830704850_nE la degustazione di per sé non completa la conoscenza delle potenzialità del nostro olio. Perché lui si sposerà con gli alimenti con cui lo abbinerete, in un modo spesso sorprendente. Ad esempio, se si combina con il pane, i componenti dolci saranno evidenti insieme con la parte pungente. Con i fagioli, invece, la parte amara sembrerà più sottolineata …. e con cacao e cioccolata l’eleganza dell’olio di qualità pulirà e rinfrescherà la bocca sostituendo la sensazione calorica in bocca che il burro potrebbe fornire.

Gli oli di qualità non sono da usare “un tanto al chilo”. Sono un vero e proprio “ingrediente” che merita l’importanza, durante la scelta, del vino, del formaggio o della carne!

Non guardate solo al prezzo dell’olio. Rischiate di comprare qualcosa che costa poco….ma che non vale niente!

Articolo scritto da Clemente Pellegrini

http://cleps.blogspot.com

http://www.castelruggeropellegrini.it

Castel ruggero pellegrini

Pubblicato in Olio, Ricette | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La costa degli Etruschi

Vigneti, mare, cipressi e…poesia

elba

«È una fortuna che la provincia di Livorno sia stretta e lunga: favorisce l’omogeneità della Strada», parola di Pier Mario Meletti Cavallari, presidente della Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi. Bergamasco, vive a Bolgheri dal 1977, dopo che acquistò il podere Grattamacco, senza aver «precisamente sentito di essere capitato in un posto magico». Il territorio attraversato dalla Strada è «meraviglioso», con una puntata anche all’interno, Volterra, e in mezzo al mare, l’Elba e la Gorgona, «le gemme più preziose della nostra corona».

Piermario Meletti Cavallari

Con le due isole il rapporto non è immediato: un’ora di traghetto è tanto da un punto di vista logistico. In più, Gorgona è una colonia penale; «cerchiamo di lavorarci insieme, ed è un’esperienza davvero interessante. Carlo Mazzerbo è stato un direttore in gamba: piantò un vigneto sull’isola, e costituì una cantina di una certa rilevanza». Ma c’era un problema: quando vi erano carcerati agricoltori, la vigna fioriva; quando gli stessi venivano trasferiti o, per fortuna loro, tornavano liberi, la vigna decadeva.

La Strada fu fondata nei primi anni ’90 dalla Provincia di Livorno e dai produttori, principalmente quelli di Bolgheri e della Val di Cornia. Oggi conta 130 soci: produttori di vino, olio e altri prodotti agricoli, agriturismi, alberghi, ristoranti, negozi, più i Comuni della Provincia di Livorno, la Camera di Commercio labronica e le Province di Pisa e Livorno. «È essenziale il dialogo fra le realtà del territorio per offrire al turista dei servizi coordinati, dei pacchetti comprendenti ciò che la zona dona: natura, arte e cultura, cibo e vino».

Doc per cinque 
Eccolo il vino, con 5 Doc: Bolgheri, Elba, Montescudaio, Terratico di Bibbona e Val di Cornia. Dato che in Maremma la viticoltura è nata da poco, i disciplinari hanno dato ampie possibilità di coltivazione, con variabilità di vitigni (dai tradizionali sangiovese, vermentino e trebbiano, agli “internazionali” merlot, cabernet e syrah); per la vicinanza del mare, il vino ha un carattere di eleganza e di piacevolezza, con emergenze di alcune aziende leader che guidano nel mondo il nome di questa terra.
Bolgheri è stata la prima Doc della zona, ha “tirato” tutti e, secondo il mercato, è il nome locale più conosciuto nel mondo. La maggior parte dei produttori è concentrata a Bolgheri. Le eccellenze però non sono solo a Bolgheri, ma sono distribuite lungo tutta la Strada.
Peculiari i supertuscan. Sono vini nati negli anni ’80, fuori dai disciplinari, per innovare un certo tipo di viticoltura rimasta ferma a vecchi schemi. Dopo studi seri, si sperimentarono vitigni diversi e si cominciò a usare le barrique. Così, il marchese Incisa della Rocchetta, creatore dei supertuscan, “inventò” il Sassicaia che nel 1985 vinse un importante premio in Inghilterra, surclassando i vini francesi. Cominciarono il “fenomeno” e l’avventura dei supertuscan, innovatori del modo di fare il vino sulla costa toscana.
Altro “fenomeno” di Bolgheri: lo Scalabrone, primo rosé toscano, vanto di Antinori.

Olio, miele e peperoncino
Fra gli altri prodotti della Strada spicca l’olio. Un tempo, Castagneto Carducci prima che per il vino era nota per l’olio. Importante quello biologico, con una qualità e una tecnologia di produzione altissime.
Inoltre conserve di prodotti bio e formaggi di rilievo, il peperoncino e il miele; di quest’ultimo c’è un produttore che sposta le sue 2000 arnie a seconda delle fioriture delle varie zone; grande l’impegno, come la soddisfazione: fioccano le richieste anche dall’estero.

montescudaio

L’Elba, Volterra e Populonia

Nel territorio abbondano le bellezze naturali e artistiche. Fra le prime c’è l’imbarazzo della scelta: «è la natura la grande opera d’arte della costa». Per esempio la Macchia della Magona, a Bibbona: suggestiva, ignota e ancora “naturale”, si presta a passeggiate a piedi o a cavallo. L’Elba non è certo sconosciuta, «ma ci sono luoghi ancora intatti». E a maggio-giugno, con le fioriture, e a settembre-ottobre, dopo le prime piogge, è «inimmaginabile, come tutte le isole dell’arcipelago».
I paesi, coronati da rocche e castelli, sono piacevoli e di antica storia, ma sono di Maremma, e hanno risentito della semplicità della zona. E poi Volterra, «è la nostra città, con i suoi tesori immensi».
Peculiari i musei minerari. A proposito di attività estrattive, ammiriamo Populonia che gli Etruschi legarono all’Elba: l’isola aveva le miniere, ma non l’acqua e la legna (necessarie alle fusioni), abbondanti intorno a Populonia; qui portavano il minerale per lavorarlo. Affascinante la visita al Parco archeologico di Baratti e Populonia.
I cipressi di Bolgheri

bolgheri

«Davanti a San Guido l’abbiamo studiata, magari odiata, ma riaffiora, emozionandoci, quando vediamo il viale dei cipressi; allora la capiamo».
Carducci seguì il padre medico condotto a Bolgheri, dove abbondano i ricordi del poeta: Nonna Lucia, i primi amori, la dolce Maria. A Bolgheri è il viale di cipressi, la casa dove abitò Giosuè, la statua di Nonna Lucia e il cimiterino con il suo nome; a Castagneto l’altra casa, il busto, il Museo-archivio.
Carducci ha vissuto qui non molto a lungo, ma sono stati anni che hanno segnato la sua vita e la sua poesia. Poi ci tornava per le famose “ribotte” (i pranzi), con i suoi amici che così “poetavano”: “Ecce, icce, occi, ucci, beviamo alla salute dell’eccellente signor Carducci”. Che era un mangiatore formidabile; abbiamo i suoi menù: «mamma mia, altro che pranzi di nozze».
Uno dei piatti era la testa di cinghiale. Ucciso il cinghiale, i nobili lasciavano la testa ai battitori e agli aiutanti. Che farne? Inventarono una ricetta: bollita per ore, poi scarnificata, ci facevano una specie di lungo salame avvolto nella cotenna, a sua volta ribollito. È ancora servita in qualche locale di Castagneto.
strada del Vino Costa degli Etruschi

L’intervistato: Pier Mario Meletti Cavallari, presidente della Strada del Vino e dell’Olio Costa degli Etruschi
Località San Guido 45, 57022 Bolgheri (LI); 0565749705; www.lastradadelvino.com -info@lastradadelvino.com

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop

Pubblicato in Olio, Vino | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Bit 2013: Le Strade del Vino in Rete…

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “LE STRADE DEL VINO IN RETE”

VENERDI’ 15 FEBBRAIO ore 12.00 BIT – Milano

Si chiama Strade del Vino in Rete ed è la novità  del 2013 che la Federazione delle Strade del Vino e dell’Olio e dei Sapori di Toscana presenterà  alla Bit di Milano venerdì 15 febbraio alle ore 12.00 presso lo Stand di Toscana Promozione.

Totem strade del vinoSi tratta di un circuito regionale di infopoint multimediali interattivi per la promozione delle Strade del Vino, dell’€™Olio e dei Sapori della Regione Toscana cui hanno aderito 11 strade per un totale di 25 totem multimediali interattivi. I totem touchscreen, oltre a fornire in modo semplice e immediato in multilingua tutte le informazioni sul territorio, sugli eventi e sulle sue aziende, permetteranno al turista di conoscere ciò che accade in tutta la Toscana, inserendo così gli eventi promossi da ogni singola Strada nel più ampio contesto regionale. L’€™integrazione con il QR Code, che trasferisce ai cellulari la sintesi dei contenuti di interesse consultati, e l’€™integrazione con il sistema di e-booking del sito web di Regione Toscana (www.turismo.intoscana.it) permetteranno a ciascuna Strada di diffondere informazioni sul proprio territorio, valorizzandone gli eventi e le aziende che vi operano. Dai totem sarà inoltre possibile per il turista telefonare gratuitamente alle Strade del Vino e a tutte le aziende del territorio, per ricevere maggiori informazioni.

Infine, il circuito dei totem sarà connesso in rete anche con l’aeroporto di Pisa e quello di Orio, tramite le innovative strutture KUBE™.

pisa kube

 

“In momenti come quelli attuali, riuscire ad avviare progetti come questo, che mirano a valorizzare il nostro territorio, a migliorare il servizio di accoglienza turistica e contestualmente a promuovere le nostre ricchezze turistiche ad oltre 13 milioni di turisti in transito all’aeroporto di Pisa e di Milano Orio al Serio, non è certamente cosa da poco”€ spiega l’ing. Bruno Bottini, Presidente di BBS-tecnologia di buon senso, azienda fornitrice dei totem.

palinsesto totem“Grazie alla regia della Regione Toscana, le Strade del Vino con questo progetto si pongono all’€™avanguardia nell’€™accoglienza turistica e nella valorizzazione dei territori, degli eventi e delle aziende che vi operano. D’€™ora in poi tutte le Strade del Vino aderenti avranno almeno un punto informativo operativo 24/24 h in grado di fornire una serie di informazioni e servizi al turista in transito con costi di gestione praticamente nulli. Inoltre tutti i territori delle Strade del Vino potranno promuoversi sia all’€™aeroporto di Pisa sia all’€™aeroporto di Milano Orio al Serio con le medesime informazioni per raccontare il territorio anche al di fuori della nostra regione. E’ˆ proprio la multivalenza della tecnologia BBS che ci ha convinto nella scelta del partner tecnologico, peraltro già  presente nella nostra regione con importanti realizzazioni per Enti Pubblici”€ commenta Mauro Marconcini, Presidente della Federazione delle Strade del Vino, dell’Olio e dei Sapori di Toscana.

totem strade del vino“Essere stati selezionati per un progetto di questo tipo dalla regione più importante a livello nazionale nella valorizzazione del territorio è per noi un’™ulteriore conferma della bontà  delle nostre soluzioni, sia dal punto di vista tecnologico sia dal punto di vista della sostenibilità  economica. Speriamo che altre regioni italiane seguano l’€™esempio di Regione Toscana, leader nella produzione vinicola, per creare una rete nazionale di valorizzazione di uno dei più importanti e pregiati prodotti della nostra agricoltura, conosciuti in tutto il mondo”€ chiosa l’ing. Bottini.

 
La presentazione de Le Strade del vino in Rete si terrà  nel padiglione 3 presso lo spazio regionale€“ stand K01-K09-L02-L10. Per maggiori informazioni: www.stradevinoditoscana.it e www.bbsitalia.com.I totem sono progettati e realizzati dalla società  BBS di Paderno Franciacorta (BS), azienda all’€™avanguardia nella realizzazione di sistemi tecnologici di accoglienza e promozione territoriale già  presenti presso molti Enti Pubblici italiani e nei più importanti aeroporti turistici nazionali tra cui il Galileo Galilei di Pisa.

Pubblicato in Eventi 2013, Il Presidente | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Maremma…che vini!!!

Una strada dalle mille sorprese e con un grande futuro.

Terra di vini e sapori…

Maremma

La Maremma è un quadro panoramico dai vividi colori: il blu del mare, il verde dei boschi e il marrone-fulvo della terra ricca di ferro. Qua e là petrigni paesi, e paesini di antico silenzio, uniti dalla Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma.
Fondata una ventina d’anni fa dalla Provincia e dalla Camera di commercio di Grosseto, e da una quindicina fra aziende produttrici e cantine.

Buoni e… musicali

Parlando di vino, la Maremma è passata negli ultimi 20 anni dalla produzione d’uva, venduta per correggere e migliorare vini altrui, alla produzione enoica i cui pregi sono dovuti anche al clima locale, caldo e asciutto. È stato un salto importante, iniziato con il Morellino di Scansano.
Se per il Presidente della Strada è «difficile e antipatico» fare classifiche, il mercato indica proprio nel Morellino di Scansano (Doc e Docg) il vino più conosciuto, e quindi il più importante da un punto di vista commerciale.
Accanto, il Bianco di Pitigliano Doc, il Capalbio Doc, la Parrina Doc, il Sovana Doc, l’Igt Maremma Toscana bianco e rosso, l’Ansonica Costa dell’Argentario Doc.
Da poco  è arrivato il Vermentino di Maremma. Il vermentino si produce da anni sulla costa tirrenica, dalla Liguria a Capalbio. Dall’altra parte del Tirreno c’è la Sardegna con il suo, coltivato in Gallura. Quello maremmano «è “fresco”, ha caratteristiche minerali al naso e una buona struttura. Soddisfa le bocche moderne che vogliono vini profumati e brillanti, d’impatto». Infine, come il Morellino, «ha un nome bello e musicale: fatto da non sottovalutare da un punto di vista commerciale, soprattutto pensando al mercato estero. Avrà futuro».

pitigliano

A proposito di futuro, il presidente ci informa che, dall’ottobre 2011 è nata la Doc Maremma: comprenderà tutta la provincia di Grosseto, valorizzandone le eccellenze.
Inoltre congiuntamente con i presidenti delle altre due Strade che attraversano il sud della nostra Regione (quella del Monteregio e quella del Montecucco) stanno lavorando per istituire la “Strada della Maremma-Toscana”: dall’Isola del Giglio al Monte Amiata, da Follonica a Capalbio, «l’eccellenza “Maremma” deve vivere all’interno dell’eccellenza “Toscana”: se facciamo “strada” tutti insieme, andiamo lontano».

All’insegna dei sapori
Anche la Maremma non è generosa solo di vino; si produce tanto e bene. Da citare in primo luogo, l’Olio extra vergine d’oliva toscano Igp; seguono il Pecorino toscano Dop (oltre che di qualità, la produzione maremmana è abbondante), vari tipi di miele (tipico quello di marruca, pianta spinosissima, usata per recinzioni impenetrabili), le castagne, salumi e selvaggina, e la carne di mucca Maremmana: allevata brada dai butteri, a certi palati può risultare dura, ma è croccante e saporita, dal gusto inconfondibile.
In pianura, sono importanti anche le produzioni ortaggicole e orticole, e quelle cerealicole: non esiste una “pasta della Maremma”, ma ci auguriamo che nasca presto.
E poi le peculiarità davvero locali, come lo zafferano di Maremma, il Panficato dell’Isola del Giglio (golosa pagnotta dolce, con fichi secchi neri, o neruccioli, e noci isolane), il

palamita del giglio

Biscotto salato di Roccalbegna (intrecciato a fiocco, o a forma di animali o bambole), e ilFagiolo cannellino di Sorano: prodotto quasi solo per l’autoconsumo, ha polpa morbida e cuticola finissima e permeabile; per questo è facile da cuocere e da digerire. Un cenno a parte meritano il vino Kasher e lo Sfratto e il Bollo, due dolci Goym di Pitigliano, frutto di un antico incontro fra la gastronomia ebraica e quella maremmana.
Fra i prodotti di mare, due presidi Slow Food: la Bottarga di Orbetello e la Palamita del Giglio, saporito e versatile parente di tonno e sgombro.

Natura e arte: micropanorami e borghi di pietra
E così, tra un pranzo e una merenda, via libera al turismo culturale, artistico, archeologico, alle passeggiate naturalistiche a piedi, a cavallo, in bici, a un tuffo in mare o nelle acque termali (per esempio, Saturnia, Sorano, i Bagnetti degli ebrei a Pitigliano). «Chi viene qua, ha una vasta gamma di opportunità. Per noi è una grande ricchezza».
Non possiamo che amare quei piccoli borghi anticamente posti sulle alture, a controllo del territorio o per sfuggire alla malaria: fra i molti, Pereta, Montemerano, Giglio Castello, Semproniano, Roccalbegna, tutto in pietra, e Sovana, intatto rispetto alle sue remote origini. I loro centri storici, con le fontane e i lavatoi, magari ancora usati, sono lentamente e prudentemente valorizzati dalle amministrazioni comunali.
L’equilibrio fra natura e uomo, una certa arretratezza delle infrastrutture («bisogna migliorare, preservando») hanno mantenuto intatti gli incanti di questa terra. Troppo facile parlare del Parco della Maremma; anche fuori da quei confini, ci sono angoli selvaggi da scoprire; il Bosco Rocconi, per esempio: nelle radure, 25 specie di orchidee selvatiche; in cielo, due rare specie di falchi, il Pellegrino e il Lanario.
Infine, il Presidente invita a stupirsi sotto lo stellato, incredibile col cielo sereno, per lo scarso inquinamento luminoso, e davanti ai «micropanorami» che ci sorprendono dietro una curva, scollinando, cangianti a ogni ora del giorno: sempre sotto gli occhi di tutti, e proprio per questo nascosti; «mi hanno fatto innamorare della Maremma, appena arrivato».

butteri maremmani

Curiosità
Il nome “maremma” indica quell’indistinto e paludoso punto d’incontro fra mare e terra, dove non si sa dove finisce l’uno e comincia l’altra.

Strada del Vino e dei Sapori Colli di Maremma
Piazza del Pretorio 4, 58054 Scansano
Tel. e fax: 0564507381
www.stradavinimaremma.it - collidimaremma@tiscali.it

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop

Pubblicato in Olio, Sapori, Vino | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Montecarlo, ma in Toscana

Un territorio articolato dalle mille prelibatezze!

lucca Ampio e vario è il territorio della Strada del vino e dell’Olio Lucca, Montecarlo e Versilia: dai confini con le province di Pistoia e Firenze a quelli con Massa-Carrara, dalla pianura alle “prealpi” Apuane, passando per le colline della Lucchesia e lambendo il mar Tirreno. Ce la illustra con dovizia di particolari Fabio Tognetti, segretario della Strada, presieduta da Alessandro Adami.
Era nata nel 2001 come Strada del Vino Colline Lucchesi e Montecarlo, le due Doc che caratterizzano la zona. Ecco i soci fondatori: la Provincia di Lucca e la Camera di Commercio di Lucca, i comuni di Altopascio, Capannori, Lucca, Montecarlo e Porcari, e i due consorzi di tutela della Doc Colline Lucchesi e Doc Montecarlo.
Nel 2004, è stata conferita la Dop all’Olio di Lucca. Data «l’importanza a livello economico e di immagine di questo prodotto che interessa quasi tutta la provincia», è stata modificata anche l’identificazione territoriale della Strada che, nel 2010, ha assunto il nome attuale.

cantina luccaBianco e rosso
All’origine di tutto, due vini: il Bianco Montecarlo, Doc dal 1968, e il Rosso Colline Lucchesi, Doc dal 1969. In seguito è stata riconosciuta la Doc al Rosso di Montecarlo e al Bianco delle Colline Lucchesi.
«Le differenze sono rilevanti; le Colline Lucchesi hanno una tradizione tutta toscana»: nel Rosso Doc i vitigni sono il Sangiovese, come base, poi Canaiolo, Ciliegiolo, Colorino. Col tempo, negli assemblaggi sono entrati Merlot, Syrah, Cabernet-Sauvignon, per “ammorbidire” il Sangiovese.
Diversa storia ha il Montecarlo. Nelle campagne del paese omonimo, «la viticoltura è nata, nell’età napoleonica, per opera dei francesi che piantarono i loro vitigni», Sauvignon, Sémillon, Pinot Bianco e Grigio, usati nella produzione dello Chablis; così il Montecarlo veniva chiamato lo Chablis italiano. Con gli anni, nell’uvaggio del Bianco Doc, sono entrati il Trebbiano, vitigno tradizionalmente toscano, e il Vermentino, più tipico dell’alta Toscana.


Il Montecarlo rosso
 presenta nell’uvaggio una notevole percentuale di vitigni francesi, Merlot, Cabernet-Sauvignon, Syrah e Roussanne.
Pur essendo sempre stata una zona vocata alla viticoltura, data l’estensione degli appezzamenti, in genere piccoli, investire era problematico, e lo sviluppo restava bloccato. «Ma negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti grandi passi avanti soprattutto nelle strutture».
Con l’introduzione di tecniche innovative, con investimenti importanti da parte di alcune aziende (in tutto 55-60, con più di 400 etichette), il vino è definitivamente decollato. La riprova: nel 2010 e 2011, due Syrah di Montecarlo hanno vinto la medaglia d’oro a una manifestazione che si tiene nel paese francese di Syrah dedicata ai Syrah di tutto il mondo (25-30 etichette dall’Italia e circa 250-300 in totale).

montecarloOlio a tutto campo 
Storica è la produzione dell’olio (attestata da documenti del 1100) che «nelle transazioni commerciali era quasi una moneta». Riconosciuto dall’Oxford Council, organismo che individua prodotti alimentari di riferimento per tutto il mondo, l’Olio di Lucca ha una valenza d’immagine di assoluto livello anche all’estero. «È un olio “a tutto campo”, da usare esclusivamente a crudo. Ha caratteristiche di grande equilibrio, non molto carico sull’amaro né sul piccante, vuoi per l’uso di varietà tradizionali toscane, quali Frantoio e Leccino, vuoi per l’influenza del mare che mitiga le temperature». Negli ultimi 15 anni, c’è stata una ulteriore ricerca qualitativa da parte delle aziende, che hanno lavorato sul punto ottimale di maturazione delle olive, e soprattutto sulla modernizzazione degli impianti di trasformazione.
Fratello “minore” dell’Olio Lucca Dop è il Colline Lucchesi Igp toscano.

Un menù completo
Se vino e olio sono specialità celebri, nel paniere dei prodotti tipici lucchesi una settantina di prelibatezze aspettano al varco i buongustai.Barga

Si va dal buccellato, un dolce tipico, alla biadina, un tradizionale amaro di erbe, al pomodoro canestrino lucchese, alla pesca mora di Moriano, al farro della Garfagnana Igp, al formentone otto file, un mais della Garfagnana con otto file di chicchi molto grandi e saporitissimi.
Il pane di Altopascio rientra fra i punti di riferimento della strada; a maggio gli viene dedicata la manifestazione “Pane e ospitalità”.
Una produzione di nicchia è quella dei fagioli di cui è in via di definizione la Dop: il cannellino di San Ginese, il cannellino di Sant’Alessio, lo scritto lucchese, il rosso lucchese.
Una grande realtà è costituita dai salumi.Ecco la Mondiola della Garfagnana: un cerchio di carne suina, in mezzo una profumata foglia di alloro.
Due presidi Slow Food sono il biroldo della Garfagnana e il prosciutto Bazzone, un taglio particolare della coscia del maiale; di profilo ricorda una bazza.
Abbiamo anche il lardo rosa di Gombitelli e il prosciutto Penitente; questo, coperto di farina di castagne, subisce lunghe stagionature (24-48 mesi) nei metati dove si essiccano le castagne. E un retrogusto di castagna, molto attenuato, rimane in bocca. Perché Penitente? «I prosciutti “brutti” a vedersi erano stagionati non insieme agli altri, ma nei metati, una penitenza inflitta a un prodotto “inferiore”, divenuto poi ricchezza del territorio».
Alcune aziende biologiche negli uliveti tengono bradi asini, capre e una particolare razza di cavalli da tiro, l’avellinese. Gli animali concimano il terreno, mantenendolo pulito dalla vegetazione spontanea, senza mangiare le olive; così sono stati abituati.


La bomboniera di Montecarlo

In questa “lunga” Strada abbondano anche le bellezze artistiche e architettoniche. A parte Lucca e Pietrasanta, il cui centro è un museo a cielo aperto di arte contemporanea, e le grandi ville (per esempio, Torrigiani e Grabau), una vera chicca è il Teatro dei Rassicurati di Montecarlo, una bomboniera del XVIII secolo. Oggi, grazie all’impegno del Comune, ha mantenuto l’impostazione originaria, mentre foyer e camerini sono stati ammodernati secondo la normativa vigente. 150 posti, una platea di 90 poltroncine, è un teatro vivo, con una stagione di prosa e spettacoli lirici.

L’intervistato è Fabio Tognetti, segretario della Strada del vino e dell’Olio Lucca, Montecarlo e Versilia.

Via di Celli 52, 55010 San Gennaro – Capannori (Lu)
Tel. 0583909034, 3480368293
vinolia@tiscali.it www.stradavinoeoliolucca.it

Articolo scritto da Francesco Giannoni per L’Informatore Coop

Pubblicato in Olio, Sapori, Vino | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

2012 in review

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2012 per questo blog.

Ecco un estratto:

600 people reached the top of Mt. Everest in 2012. This blog got about 4.900 views in 2012. If every person who reached the top of Mt. Everest viewed this blog, it would have taken 8 years to get that many views.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Pubblicato in Ricette | Lascia un commento